Case prefabbricate in legno attive e passive

Addentriamoci un po’ più in profondità nell’ambito della bioedilizia, andando a scoprire due differenti tipologie di case prefabbricate in legno, mettendo a confronto le case prefabbricate attive con quelle passive. Quale conviene di più? E in cosa consiste questa differenza? Le risposte a queste ed altre domande risiedono in questo articolo!

Non aver bisogno d’altri

Abbiamo parlato più volte e in diversi articoli delle case prefabbricate in legno come convenienti in quanto case a basso costo a lungo andare, case all’insegna della sostenibilità ambientale e anche di sistemi passivhaus, termine che diciamo non è chiaro per tutti, e senza spiegazioni rimane “proprietà” – diciamo così – solamente di chi ha studiato e lavora in questo settore. Ma è fondamentale invece che tutti sappiano il significato di ogni cosa riguardante la bioedilizia, al fine di renderla meno misteriosa e lontana e anzi più accattivante, vicina e anche familiare.

Per quanto riguarda le case prefabbricate in legno, ve ne sono due tipologie differenti: le case attive e le case passive, che hanno naturalmente caratteristiche simili ma sono anche diversi tra loro. Partiamo dalla casa passiva, analizzandola e cercando di capire cos’è e come funziona. Per casa passiva tipologia abitativa nata in Svezia e poi diffusasi anche in Germania, Olanda e Austria – si intende un edificio che riesce ad avere sempre, 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno un clima confortevole, che non richieda l’attivazione (appunto!) dei sistemi di climatizzazione quale riscaldamento o condizionamento per riscaldare o rinfrescare le stanze.

Tale tecnologia è resa possibile da una progettazione diversa degli immobili passivi, la cui struttura è fatta affinché le entrate “passive” di calore dovute ai raggi del sole filtrati dalle finestre ma anche il calore generato dall’attività degli elettrodomestici e naturalmente degli esseri viventi all’interno della casa, rimangano sempre bastevoli per porre rimedio alle perdite di calore del complesso edilizio in inverno, quando le entrate di calore sono minori. Questo si deve alle masse di accumulo termico, e quindi ad un numero di risorse dell’edilizia dotate di grandi possibilità termiche posizionate negli ambienti interni e che svolgono egregiamente il loro compito di accumulare e rilasciare l’energia calda e l’energia fredda. A volte capita che queste masse siano dotate anche di materiali di conduzione del calore, aderenti tra di loro e che servono a separare il caldo dal freddo.

Si tratta quindi di un’abitazione fatta con materiali che consentono l’isolamento termico e impediscano il crearsi di ponti termici, per l’impermeabilità dell’aria e il controllo della ventilazione che quindi riducono al minimo le perdite e gli scambi di temperatura attraverso le pareti esterne dell’edificio. Anche perché con questo sistema, l’energia di scarto cioè quella parte di temperatura che viene espulsa dalla casa viene riutilizzata o recuperata all’80% perché è trasferita all’aria fresca che entra. Che in altre parole vuol dire che l’aria fresca immediatamente nei pressi dell’abitazione si scalda influenzata dal clima interno impedendo che l’ambiente si raffreddi e che sia necessario l’uso del caminetto o di altri sistemi di riscaldamento.

Da regione a regione

Tale aria fresca viene portata all’interno dell’abitazione anche mediante delle condutture sottosuolo che quindi invece di fare quegli scambi di calore con l’aria esterna li fanno con il terreno stesso, preriscaldando l’aria fredda dell’esterno e portandola anche a 5 gradi nei giorni più freddi, quando le temperature oltrepassano lo zero entrando nell’area dei valori negativi. In poche parole, quindi, una casa passiva è un edificio che consuma un’energia da lei stessa prodotta, mantenendo i più alti standard di comodità riguardo a temperatura e umidità, senza richiedere dispendi energetici aggiuntivi. La casa passiva è fatta con un’architettura che riesce a coprire quasi tutto il fabbisogno energetico di un edificio grazie a dei dispositivi passivi ben studiato e grazie a dei flussi caldo-freddo assorbiti dall’energia del sole all’esterno e dall’energia di elettrodomestici e persone abitanti l’edificio stesso.

Non dovrebbe stupire che una casa passiva riesca a consumare anche i 15kWh/mq annui, indipendentemente da che si riscaldi o che si raffreddi l’ambiente. Tecnologie più evolute e al momento anche più costose, poi, consentono la realizzazione di immobili a zero energia, ovvero costruzioni che creano energia usando esclusivamente fonti rinnovabili. Di case passive ci sono diversi tipi e classificazioni, che variano e si adattano al clima e al luogo dove sono costruite. Ecco quindi che le case passive “originarie”, ovvero quelle svedesi e più in generale dell’Europa Settentrionale differiscono e non poco dalle case passive mediterranee: le prime infatti cercano di difendersi dal gelo, le seconde invece combattono contro il surriscaldamento e le temperature elevate estive tipiche di queste zone (e noi italiani lo sappiamo bene!).

Le caratteristiche passive

Quali sono gli elementi che ci consentono di classificare un’abitazione come passiva? Le case passive sono riconoscibili perché hanno una forma comunque contenuta, non sono mai esageratamente grandi sia in termini di area superficiale sia in termini di altezza e inoltre per ottimizzare gli scambi e la conservazione del calore hanno tutte un orientamento rivolto a meridione, con particolari dettagli sulle ombre. Sono naturalmente caratterizzate da un efficiente isolamento termico, anche grazie a degli infissi moderni di ultima generazione che consentono la massima efficienza energetica.

Le case passive poi garantiscono un’impermeabilità all’aria con una dovuta e ben curata struttura esterna (l’involucro) insieme anche a, come detto, preriscaldamento passivo dell’aria fresca immediatamente circostante l’edificio. Questo si ha anche con il recupero di calore in uscita con metodi di scambio aria-aria oppure aria-suolo se l’impianto è sotterraneo. Le case passive, infine, riescono a produrre acqua calda con fonti rinnovabili, per esempio quella solare o geotermica, e dispongono di elettrodomestici a consumi molto ridotti.

Ma ora vediamo le loro controparti, ovvero le case attive!

Una casa intelligente è una casa che agisce

Per abitazione attiva invece s’intende esattamente tutto quello che si è detto fino a questo momento, unito però all’implementazione di quello che viene definito bilancio positivo tra l’energia che viene consumata e quella che viene creata. Detta in breve: la casa passiva è quella che produce ben più energia di quella che consuma e addirittura chi abita in una casa attiva non paga per l’energia, ma ci guadagna.

Questo perché è come se le abitazioni di questo tipo si auto alimentassero: in una casa attiva l’acqua calda è fornita dall’energia dei pannelli solari, e così è anche quando non c’è il sole grazie all’energia “messa da parte” durante i mesi estivi dai pannelli elettrici. La casa attiva permette il corretto equilibrio tra il risparmio dell’energia e costi molto abbordabili, producendo energia non solo per sé ma anche per l’ambiente circostante.

Si potrebbe quindi dire che tra casa attiva e casa passiva la differenza è che quella passiva punta a risparmiare l’energia che le occorre; quella attiva produce l’energia, risparmiando per utilizzarla in seguito quella che gli inquilini non usano. E consente quindi di re-investire l’energia accumulata.

Un futuro verde

Grazie alla bioedilizia – ovvero quella branca del settore edile più attento all’ambiente e all’ecologia – è sorta una sfida che da grande risalto alla progettazione dell’edificio, momento che serve per ottenere i risultati migliori dalle case moderne. E, rispondendo alla domanda dell’incipit, sia la casa passiva che quella attiva sono due soluzioni che questa parte dell’edilizia sposa e che fanno parte del nostro futuro. Un futuro che vuole essere dotato di immobili ecosostenibili ma dai costi non esagerati, e che contribuiscano per primi a ripulire un po’ l’ambiente.