Cosa stabilisce la legge ambientale italiana

Anche in Italia, ovviamente e per restare al passo con i trattati di Parigi e il protocollo di Kyoto, abbiamo una normativa sull’ambiente, che in teoria dovrebbe essere sempre aggiornata. Ci sono alcuni punti per cui abbiamo anche ricevuto non pochi complimenti, mentre altri su cui c’è decisamente da lavorare.

Diversi obiettivi

Si intende come normativa sull’ambiente una legge che ha come obiettivo la tutela ambientale, e che si pone l’obiettivo di preservare le bellezze e le caratteristiche del territorio sia a livello culturale sia per difendere la qualità della vita con una più specifica legge che lotti all’inquinamento e incentivi al buon governo del territorio.

Per ambiente, invece, si tende a identificare una serie eterogenea di fenomeni e contesti, non solo naturali ma anche dovuti all’impatto dell’uomo sull’ambiente stesso. Già solo l’obiettivo di monitorare e preservare la qualità della vita rende fattibile una corrispondenza tra tutela della salute umana e tutela ambientale (ovvero, habitat, territorio, paesaggio) con manovre e provvedimenti volti a definire i principi dell’azione ambientale per quanto riguarda lo sviluppo di piani, programmi e progetti.

Tra questi ci sono:

  • VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)
  • VAS (Valutazione Ambientale Strategica)
  • AUA (Autorizzazione Unica Ambientale)
  • AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale).

Per la normativa sull’ambiente ci sono dei riferimenti legislativi presenti anche nella Costituzione della Repubblica Italiana. Questa, prima della riforma del Titolo V, non aveva considerato l’ambiente come qualcosa che necessitasse di tutela (ricordiamo, la Costituzione è degli anni 40, periodo con altra mentalità e altre urgenze).

Tuttavia, se si va ad interpretare l’articolo 9 – che del resto si riferisce alla tutela di paesaggio e patrimonio culturale) – e gli articoli 2 e 32 – per la salute ambientale – si capisce come ci fossero dei timidi tentativi di incentivo alla salvaguardia ambientale, poi sviluppati con la Legge costituzionale n.3/2001, la quale come detto ha riformato in maniera più specifica e approfondita il Titolo V, Parte II della Costituzione della Repubblica Italiana.

Difatti, e in particolare nell’articolo 117, comma 2, lettera S, si fa riferimento alla tutela di beni culturali, ambiente ed ecosistema come qualcosa riservato allo Stato, mentre alla legislazione delle Regioni è riservato il “potere” di promuovere manovre che tutelino la salute, in tutti i campi: protezione civile, trasporto, energia, governo del territorio, valorizzazione dei beni culturali.

Va detto che per diversi anni la produzione di leggi a tutela ambientale nel Bel Paese è rimasta ferma, e solo dagli anni Ottanta (periodo in cui si è iniziato a parlare seriamente di ecologia e ambientalismo) queste legislazioni sono aumentate, ed è nato addirittura un Ministero dell’Ambiente.

Negli anni ’90, periodo in cui si sono succeduti tanti e importanti incidenti ecologici, sono state emanate legislazioni specifiche per la tutela delle acque, per l’inquinamento acustico (Legge-Quadro 447/1995) e per la gestione dei rifiuti – DL 22/1997, aggiornato con la 120/2003).

Ma la necessità di garantire una solida tutela ambientale, ha portato alla nascita del DL 152/2006, il Codice Ambiente.

Che cosa comprende il Codice Ambiente

Questo importante decreto legislativo è un corpus normativo che comprende le normative in materia ambientale, che si suddividono in sette parti:

  • Disposizioni comuni, norme di principio.
  • Procedure per valutazione ambientale strategica e l’autorizzazione integrata ambientale.
  • Difesa del suolo, lotta contro la desertificazione, tutela e gestione di acque e risorse idriche.
  • Gestione dei rifiuti, riqualificazione di luoghi inquinati.
  • Tutela dell’aria con riduzione delle emissioni.
  • Risarcimenti e tutela per danni ambientali.
  • Disciplina sanzionatoria per cattive amministrazioni, e penali in tal senso.

Nell’articolo 2 del Codice Ambiente viene stabilito che ogni settore è disciplinato per la promozione di della qualità della vita, attraverso salvaguardia ambientale, miglioramento delle condizioni ambientali e uso razionale nonché saggio delle risorse.

Ma il Codice lascia fuori alcuni specifici settori, nel tempo “riempiti” da nuove direttive comunitarie. Tra questi:

  • DL 105/2015 – nato come attuazione della direttiva UE 2012/18 – per il controllo di incidenti rilevanti che si connettono a sostanze tossiche e dannose.
  • DL 49/2014 – nato come attuazione della direttiva UE 2012/19 – per rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).
  • DL 155/2010 – nato come attuazione della direttiva UE 2008/50 – per gestione della qualità dell’aria.
  • DL 447/1995, la già accennata legge sull’inquinamento acustico.
  • DL 36/2001, per l’inquinamento elettromagnetico.

Misure per la valutazione ambientale

Come ben sappiamo, l’intervento degli esseri umani sull’ambiente mediante la costruzione di grandi opere pubbliche e private riporta subito al problema dell’impatto ambientale, da cui deriva il bisogno di porre i progetti edilizi a procedure di valutazione ambientale, tra cui anche la VIA (vedi sopra) e la VAS.

Entrambe sono trattate nella seconda parte del Codice dell’Ambiente, insieme anche ad AIA e AUA – di tutte queste sigle abbiamo parlato nel paragrafo iniziale. Scopo della VIA è quello di proteggere la salute umana, per contribuire ad una migliore qualità della vita mediante un ambiente più sano, e mediante il mantenimento delle specie e della capacità riproduttiva dei vari ecosistemi.

Chi si occupa di sottoporre i progetti alla VIA in sede statale è il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; a livello regionale, invece, se ne occupa la pubblica amministrazione, in base alle legislazioni di Regioni e Province Autonome (Trento e Bolzano).

Questo processo ha più fasi:

  • Il primo passaggio è lo screening, ovvero la trasmissione all’Autorità competente di un’analisi preliminare con fine di capire il possibile impatto sull’ambiente. Alla fine di tale valutazione, entro 2 mesi viene emanato un provvedimento se l’esito è positivo, o vengono specificate condizioni necessarie per prevenire l’impatto ambientale in caso di esito negativo.
  • Appunto lo studio dell’impatto sull’ambiente consiste in una serie di elaborati da stilare secondo le indicazioni che si trovano nell’Allegato VII del Codice Ambiente. Lo studio viene predisposto anche in seguito ad una fase consultiva preventiva, lo scoping.
  • C’è poi la presentazione d’istanza e l’inizio del processo VIA, che viene inviata in formato elettronico e che comprende tutti gli elaborati del progetto, lo studio dell’impatto ambientale e la sintesi non tecnica (ogni cosa pubblicata sul sito del Ministero competente).
  • Segue la consultazione, con misure di pubblicità e partecipazione.
  • La fase conclusiva è la valutazione finale dell’impatto ambientale e il provvedimento VIA: in questo caso l’Autorità emana un provvedimento che contiene i motivi su cui si fonda la decisione, con efficacia di almeno 5 anni.

Su quest’ultimo punto parte la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), con l’obiettivo di fornire un alto livello di protezione ambientale e integrare considerazioni ambientali nell’elaborazione, adozione e approvazione dei piani e dei programmi, questi ultimi proprio oggetto della VAS e che possono avere conseguenze importanti su ambiente e patrimonio culturale.

Anche la VAS è una responsabilità del Ministero dell’Ambiente a livello statale, e della Pubblica Amministrazione a livello regionale. Tutte le fasi della VAS si trovano negli articoli 11-18 del Codice Ambiente, e comprendono la verifica dell’assoggettabilità dei programmi; l’elaborazione del rapporto ambientale; le consultazioni con il pubblico; la valutazione del rapporto ambientale da parte di Ministero o Pubblica Amministrazione.

Questa Valutazione deve poi entro 90 giorni rilasciare un parere motivato e obbligatorio, dopo le istruttorie.