Definizione di bioedilizia

Abbiamo scritto articoli in cui parlavamo continuamente di bioedilizia, citandola ancora e ancora. Ma cos’è, esattamente, che intendiamo quando parliamo di bioedilizia? E, soprattutto, che cos’è e quali sono gli obiettivi della bioedilizia ora che anche il secondo decennio del XXI secolo è entrato nei suoi ultimi due anni? Scopritelo insieme a noi, continuando la lettura.

Avere un tetto green sopra la testa

Il modo di dire avere un tetto sopra la testa” rassicura le persone sulla loro vita. Ma possedere una casa – o abitarci, in caso si affitto o altre condizioni – vuol dire anche sapere quali sono stati i criteri di costruzione impiegati e quindi se l’edificio in cui si vive ha impatto zero o invece è piuttosto impattante sull’ambiente che lo circonda.

Lo stesso vale per gli arredi, e per capire insomma se ciò che ci protegge dalle intemperie e dai fenomeni naturali sia a sua volta un arma potente che mina il già disastroso equilibrio climatico-ambientale del nostro pianeta.

È proprio per dare una risposta positiva alla domanda “la mia abitazione è a impatto zero?” che esiste la Bioedilizia, il lato green del settore delle costruzioni che si pone l’obiettivo di ridurre ogni anno i consumi dei combustibili fossili con materiali ecologici ed ecosostenibli e migliorando la salute delle persone dell’ecosistema.

Oggi è entrata in grande stile nell’opinione pubblica dal momento che le tematiche ambientali in campo edilizio hanno polarizzato le discussioni, e c’è un generale e sempre più cosciente accorgimento del disastro ambientale attualmente in auge (dovuto anche all’incontrollato utilizzo di sostanze come l’amianto).

Tutte le preoccupazioni e le scoperte riguardo alla dannosità di amianto o eternit – che comunque non sono recenti! – sono diventate da argomento riservato alla comunità scientifica a dibattito pubblico, frequente discusso dalla cittadinanza.

Proprio questa crescente sensibilità ambientale ha fatto sì che si iniziasse a parlare di bioedilizia, e ad applicarla. E in Italia, purtroppo, c’è tanto da fare in tal senso dal momento che possediamo un patrimonio immobiliare completamente da ristrutturare, e bisognerebbe intervenire continuando a motivare i privati e le aziende con incentivi e forme di defiscalizzazione (quello che cerca di portare avanti l’Ecobonus, fortunatamente confermato anche per il 2019).

Anche in questo caso – in barba a chi dice che non si può pensare a queste cose perché non ci sono mai soldi – altri paesi europei colpiti dalla crisi, come la Spagna o l’Olanda hanno interventi legislativi migliori dei nostri, con bonus fiscali per gli interventi di bioedilizia. E ovviamente si sottintende la Germania e i paesi scandinavi, dove la bioedilizia è un concetto ben radicato nelle comunità da tantissimi anni.

Uno sfruttamento incontrollato

Questi paesi hanno puntato così tanto alla bioedilizia perché sanno bene che il 40% dell’energia prodotta in Europa è consumata dall’edilizia, la quale poi sfrutta tantissime materie prime (circa il 50%) prendendole dalla natura.

Questo significa spoliazione delle risorse ambientali e produzione sfrenata di rifiuti, con problemi nella loro eliminazione e con tanto inquinamento. Cosa rende gli edifici vecchi e a vecchio stampo così dannosi, pericolosi? Vediamo alcune parole chiavi che mettono in pericolo le abitazioni tradizionali:

  • Umidità, quando ci sono infiltrazioni d’acqua provenienti dal terreno su cui è stato sviluppato l’edificio; o quando i materiali non sono proprio asciutti.
  • Sismicità, quando l’edificio è su un’era molto sismica. Poteva esserlo prima della sua costruzione, ma può avere aumentato il rischio se la costruzione non sarebbe dovuta sorgere su quel luogo (abusivismo edilizio).
  • Infiltrazioni di Radon, quando il Radon – un gas tossico – passa dal terreno alle fondamenta della struttura e grazie ai materiali si diffonde al suo interno.
  • Scariche elettrostatiche, quando l’edificio riflette le onde elettromagnetiche degli elettrodomestici installati al suo interno a causa della mancanza di un trattamento neutralizzante nei materiali costruttivi.
  • Inquinamento acustico e climatico, quando gli infissi e le pareti dell’edificio non proteggono abbastanza dai rumori e dalle temperature al di fuori della struttura.
  • Infiltrazione di Formaldeide, gas dannoso usato negli isolanti, nelle tappezzerie e altrove danneggiando la salute.

Questi punti sono tutti motivi (anche solo uno è sufficiente) per operare un lavoro di ristrutturazione e riqualifica dell’abitazione applicandone i nuovi criteri biocostruttivi che di anno in anno vengono migliorati e sperimentati.

Non si tratta di una moda, ma di una volontà di cambiare la mentalità del nostro modus vivendi non solo in città, ma ovunque. Adattandosi, ovviamente, alle varie situazioni geo-territoriali.

Materiali amici dell’ambiente

Come abbiamo visto ogni abitazione in bioedilizia richiede tanti materiali eco-compatibili e tanta energia nella realizzazione, consumi che ovviamente perdurano anche dopo il termine dei lavori.

Chi abiterà la nuova o rinnovata casa deve iniziare ad adottare delle abitudini che rispettino l’ambiente, perché l’energia elettrica e i materiali usati non sono a produzione eterna. Quindi, come deve essere un’abitazione che davvero rispecchi i concetti di bioedilzia?

Innanzitutto, deve utilizzare dei materiali naturali. Essi possono essere il legno, le fibre di legno, il cocco, la cellulosa, il cotone, il vetro cellulare (vetro riciclato), sughero, la lana che insieme ad altri composti di derivazione naturale sono utili a realizzare tetti e pareti completamente isolanti.

Ogni abitazione progettata da bio-architetti e bio-ingegneri deve essere realizzata con i canoni bioedili e quindi con isolanti naturali e con la coibentazione totale dell’edificio per mezzo di pannelli in legno, telaio doppio per gli infisso, doppio o, meglio ancora, triplo vetro.

Ogni materiale è pensato e impiegato al fine di garantire un isolamento termo-acustico via via migliore. Inoltre, devono essere impiegate anche le vernici naturali sia per quanto riguarda la colorazione degli esterni sia per quella degli interni.

Per la produzione di acqua calda ad uso domestico occorre impiantare sistemi ad energia solare con pompa di circolazione e pannelli solari con serbatoio a circolazione naturale. Sono tutti impianti con ritorno economico, perché poi i costi in bolletta arrivano praticamente ad azzerarsi.

Sempre parlando di acqua, è opportuno considerare il risparmio idrico. Si possono infatti installare dei riduttori di flusso per i rubinetti – anche le docce – e dei sistemi di raccolta e riutilizzo dell’acqua piovana. E anche dei sistemi di fito depurazione per sterilizzare l’acqua di scarico.

Ancora, un’abitazione ecologica vede la produzione di energia elettrica grazie ad impianti fotovoltaici o eolici, o ancora pannelli solari che alimentino ogni elettrodomestico o oggetto ad alimentazione elettrica che si trova nell’edificio.

Infine, la cucina di un’abitazione ecologica deve essere ben predisposta alla raccolta differenziata, mediante la disposizione di contenitori specializzati al contenimento delle varie tipologie di rifiuto.

Questi materiali sostenibili della bioedilizia di cui abbiamo parlato fino adesso sono aumentati negli anni, e continueranno a farlo grazie alla loro diffusione costantemente in crescita che, tra le altre cose, mette i grandi colossi della chimica “spalle al muro”, costringendoli a farsi delle domande circa le loro politiche di produzione.

E ci riescono anche visto che qualche azienda ha iniziato a spostare la produzione proprio a favore di questo tipo di risorse, contribuendo definitivamente all’inversione di tendenza rispetto a prima.