Il conto termico

Il Conto Termico è un’agevolazione fiscale nata nel 2013 volta a favorire i lavori di miglioramento dell’efficienza energetica. Tale iniziativa statale è stata oggetto di “restyling” nel 2017 – anno che ha visto la nascita di altri incentivi, quali l’Ecobonus o il Bonus Mobili ed Elettrodomestici. Vediamo di cosa si tratta e le novità apportate lo scorso anno.

Nato per superare la crisi

Il 3 Gennaio 2013, anno decisamente più critico per il nostro Paese in termini finanziari visto che si attraversavano i momenti peggiori della crisi economica, lo Stato rilasciò e fece entrare in vigore il Conto Termico, un’iniziativa che voleva agevolare in termini fiscali tutti coloro che iniziavano interventi in casa e non solo per migliorare le prestazioni energetiche della stessa. A differenza dell’Ecobonus, però, il Conto Termico è valido unicamente per i sistemi di riscaldamenti invernale e non è un rimborso fiscale detratto dall’IRPEF, ma un rimborso in senso stretto che viene fornito dal GSE, il Gestore Servizi Energetici.

Nel 2017, come detto nel trafiletto introduttivo, è stato presentato il Conto Termico 2.0, con alcune sostanziali novità che rendevano l’agevolazione decisamente più aggiornata rispetto a quella del 2013, che già dopo 4 anni appariva “vecchia” per via dei cambiamenti economici (potremmo dire in positivo) che nel frattempo l’economia italiana e molti italiani hanno visto. In particolare il nuovo Conto Termico 2.0 vede rimborsi variabili a seconda di alcuni elementi da tenere in considerazione, che sono:

  • La potenza dell’impianto che viene installato.
  • Il tempo in cui viene fatto funzionare.
  • La posizione in cui viene installato (non s’intende la zona della casa, ma la posizione geografica e quindi la provincia e il comune di residenza).
  • Le emissioni del nuovo apparecchio, che devono essere il meno inquinanti possibile-Con questi nuovi criteri richiesti per concedere il rimborso, un sistema di riscaldamento ad alte prestazioni e poche emissioni inquinanti nell’atmosfera e acquistato e installato in una zona fredda conterà su un rimborso più grande rispetto ad un impianto meno prestante posto in una zona più calda. Questo vuol dire che maggiore è l’efficienza della stufa o della caldaia, più consistente sarà il rimborso previsto dal Conto Termico.

    Il nome Conto Termico deriva poi dal fatto che tale rimborso viene accreditato direttamente sul conto corrente del richiedente che ha comprato una caldaia a biomassa o una stufa particolarmente prestante, ecologica e rispondente ad alcuni requisiti di base. E cosa importante, i nuovi apparecchi devono essere comprati nell’ottica di sostituire impianti di data e di tipologia ben più datata. Insomma, il restyling del Conto Termico, che ha portato alla sua “versione 2.0”, lo si deve alla volontà di migliorare alcuni aspetti del primo Conto Termico, quello del 2013, come le rigidità delle procedure e anche i parametri di calcolo, che nel 2017 sono stati diversificati rispetto al Conto Termico originario.

    Beneficiari e modalità

    A chi si rivolge il Conto Termico 2.0? Non sono pochi gli aventi diritto a tale agevolazione fiscale. Tra di loro rientrano dei soggetti privati – siano essi dei privati cittadini, dei condomini facenti recapito ad un amministratore, o delle imprese; ci sono anche le pubbliche amministrazioni, comprese le cooperative iscritte all’Albo Nazionali, ex Case Popolari, cooperative sociali e cooperative a patrimonio completamente pubblico.

    Per quanto riguarda, invece, la distribuzione e la modalità del rimborso, bisogna partire dal presupposto che il Conto Termico non rimborsa più del 65% delle spese effettuate. Inoltre, esborsi entro i 5.000 euro vengono rimborsati tramite unica rata, mentre quelli superiori vengono rimborsate per un massimo di 5 rate annuali di uguale valore e di uguale scadenza. Altro dettaglio è che per generatori pari o inferiori a 35kW di potenza l’incentivo viene redatto in due rate annuali, mentre per impianti con potenza compresa tra i 35 e i 2000kW il rimborso avviene in cinque rate annuali (salvo per la Pubblica Amministrazione, che ha diritto ad un rimborso in unica rata anche per spese superiori ai 5.000 euro). Infine, se siete interessati potete richiedere l’incentivo anche su prenotazione, con un rimborso che avviene in due fasi: l’accredito ad inizio lavori e poi il saldo finale, quando i lavori si concludono. Anche in questo caso è un buon modo per aiutare le persone a far partire dei lavori di restauro, dal momento che si vedranno qualche “soldino” in più già al momento dell’acquisto.

    Se avete intenzione di accedere al Conto Termico non vi resta che andare sul sito ufficiale del GSE, ovvero www.gse.it E seguire la procedura illustrata sulla piattaforma. Ricordatevi di munirvi dei documenti necessari, che sono:

    • La fattura certificante l’acquisto di una stufa a legna, di un termocamino a legna o a pallet, o di una stufa a pallet.
    • La certificazione di conformità e la fattura riguardante l’impiego di mano d’opera per l’installazione del nuovo impianto.
    • Lo scontrino certificante l’acquisto di legna o pallet allegato all’attestato UNI EN 1491 di classe A1 o A2 – indicanti le più altri prestazioni energetiche in termini di consumi e inquinamento atmosferico.
    • Dimostrate la sostituzione del vecchio apparecchio, e ricordate sempre di fare la manutenzione annuale del nuovo impianto con l’aiuto di un personale adeguato e professionale. Di tutti gli interventi, naturalmente, conservate la fattura.

    Interventi e agevolazioni

    Andando a concludere, il Nuovo Conto Termico 2.0 redatto nel 2017 divide in due macro-gruppi di intervento le agevolazioni fiscali previste: essi sono gli interventi piccoli per la produzione energetica con impianti estremamente efficienti o ancora meglio sfruttanti le risorse rinnovabili; gli interventi per l’incremento dell’efficienza energetica in immobili già esistenti.

    Il primo gruppo – gli interventi di piccole dimensioni con sistemi efficienti o sfruttanti energie rinnovabili – prevede l’installazione di caldaie, stufe e termocamini a biomassa. Prevede anche l’acquisto di pompe di calore per il riscaldamento e l’acqua calda per sanitari oppure i sistemi ibridi a pompe di calore. Sono nel primo grande gruppo anche gli impianti solari termici uniti e impiegati insieme alla Solar Cooling Technology, che serve ad avere una climatizzazione estiva (e sostituisce quindi i condizionatori).

    Il secondo gruppo – ovvero gli interventi per l’incremento delle prestazioni energetiche in edifici preesistenti – riguarda nello specifico le Amministrazioni Pubbliche e prevedono:

    • Il miglioramento dell’efficienza dell’involucro.
    • La coibentazione sia delle pareti sia di tutte le coperture.
    • Schermature solari.
    • Sostituzione degli infissi e dei serramenti con nuovi e più isolanti.
    • Migliore illuminazione degli ambienti interni.
    • La Building Automation, ovvero sistemi gestionali dell’edificio che facciano risparmiare in quanto si gestiscono autonomamente, su programmazione.
    • Installazione di nuovi impianti climatici per sostituire quelli vecchi, come le caldaie a condensazione.
    • Rendere gli edifici preesistenti degli edifici nZEB, ovvero gli edifici a energia quasi zero.

    L’ultimo punto è interessante, per cui cercheremo di approfondirlo in breve come ultimo paragrafo dell’articolo, unitamente al Conto Termico 2.0 rivolto a chi vuole costruire una casa in legno o comunque si rivolge al campo della bioedilizia. Infatti queste sono situazioni in cui questa normativa rimborsa il 65% della spesa dovuta alla realizzazione degli edifici nZEB, appunto gli edifici a energia quasi zero, di cui le case prefabbricate in legno fanno parte dal momento che sono costruite per avere i maggiori standard abitativi a costi estremamente ridotti.