Il problema dello smaltimento dei rifiuti edili

Tra i problemi odierni che la bioedilizia cerca di combattere c’è certamente quello del riciclo dei rifiuti edilizi. Una cosa decisamente non semplice, specie considerando i materiali e le sostanze usate tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, come l’amianto e l’eternit che sono due sostanze tossiche, dannose e per niente reimpiegabili. Andiamo vedere più nel dettaglio.

Una tematica attuale

Parlare di riciclo di rifiuti edili significa trattare di una problematica estremamente attuale, che connota il mondo di oggi. Infatti, i questa tipologia di rifiuto rientra in quelli classificati come speciali il cui smaltimento – quindi – deve essere effettuato secondo indicazioni fornite dalle istituzioni per i prodotti di scarto da processi realizzazione e demolizione di un edificio.

Quindi per rifiuti edili si intendono gli scarti dati dalla lavorazione di materiali e componenti, e anche di involucri, confezioni, nonché di residui di demolizioni e scavi inquinanti da sostanze tossiche e dall’acqua, sempre delle lavorazioni.

Stando ai dati dell’ISPRA, in Italia circa il 40% dei rifiuti speciali è di derivazione edile, e in questa percentuale si inseriscono anche quelli pericolosi, tra cui gli scarti fatti di amianto e/o eternit.

È una situazione particolarmente grave che interessa non solo l’Italia ma tante Nazioni europee e cha visto l’Unione Europea costretta a definire un obiettivo ecologico da completare entro il 2020: si tratta del riciclo di tali rifiuti e almeno per il 70% di essi.

Questa normativa stabilisce che chi si deve occupare dello smaltimento e del recupero dei rifiuti edili è proprio il produttore dei rifiuti (quindi l’impresa o il singolo, in caso di privati).

Inoltre, la normativa e il Testo Unico Ambientale (sempre redatto dall’Unione Europea), prevede che la gestione di questi rifiuti, il loro smaltimento e il loro recupero, si possano fare con diverse opzioni, le quali cambiano per la sostenibilità.

Tale legge ha stabilito una gerarchia di diverse priorità, individuando una serie di soluzioni partendo da quella meno sostenibile alla più ecologica, per consentire di avere sempre il miglior risultato possibile, impattando poco sull’ambiente. Tali soluzioni sono:

  • Recupero dei rifiuti.
  • Smaltimento in discarica.

L’ultima dell’elenco, ovvero lo smaltimento in discarica, non è certamente la soluzione preferibile e quindi non la migliore. Eppure è ad oggi quella più scelta in Italia per la gestione del rifiuto edile, a scapito di un recupero praticamente inesistente (se non nelle regioni storicamente più attente, come il Trentino-Alto Adige).

Lo smaltimento è però la soluzione meno sostenibile, che andrebbe scelta solamente in caso di impossibilità di recupero o di riciclaggio dei rifiuti. In particolare, grandi risultati da recupero e riciclo possono essere ottenuti se tali rifiuti sono omogenei.

Anche qua, però, è molto meno semplice di quella che sembra in quanto – soprattutto nelle demolizioni – i rifiuto sono tutto fuorché omogenei. Per questo, in modo da rendere più semplice il riciclo, andrebbero adottate delle misure specifiche già a partire dalla demolizione, che quindi andrà svolta in maniera molto selettiva.

In questo senso viene in aiuto la Commissione Edilizia dell’UNI, che mette a disposizione una guida: infatti seguendo una demolizione selettiva – quando possibile – si riducono sia i costi che le difficoltà del riciclo, semplificando il riutilizzo delle risorse anche in campo edilizio.

I problemi del riciclo di materiali di scarto edili

Abbiamo detto che il riciclo dei rifiuti edili è un’opzione ben più sostenibile dello smaltimento in discarica, ma non è ancora molto diffuso e presenta comunque tante problematiche su diversi fronti.

Prima di tutto i costi. Anche lo smaltimento in discarica delle risorse edili costa molto – e qui i costi dipendono dai volumi da smaltire, dalla distanza tra cantiere e stoccaggio – ma in Italia è ancora la soluzione preferita, vista la scarsità di offerta organica sul territorio.

Un’assenza talmente grande che anche l’ANCE – ovvero l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili da tempo avanza tante proposte per incentivare il recupero di materiali, e l’acquisto di materiali recuperati, in modo da migliorare l’informazione su questa tematica.

Inoltre, il recupero dei rifiuti edili prevede di sostenere diversi costi, come la demolizione selettiva (che nella maggior parte dei casi prevede di usare macchinati appositi, anch’essi molto costosi).

Quindi, è vero che il riciclo è costoso, ma comporta anche notevoli vantaggi, soprattutto a livello economico. Prima di tutto, infatti, si ridurranno poi i costi di smaltimento dei rifiuti. Inoltre riciclando rifiuti edili permette la riduzione del prezzo d’acquisto di materiali naturali, che attualmente vedono crescere i loro costi.

Senza contare, che i materiali demoliti e riciclati si possono riutilizzare. Sono infatti risorse molto variegate che comprendono cemento armato, mattoni, acciaio, intonaci, mattonelle, pennellature, arredi, sanitari e tantissimo altro.

Il loro riciclo può avvenire anche in cantiere, ed in diversi modi (in alcuni casi estremamente innovativi). Modalità utili però a raggiungere gli obiettivi europei del 2020 di cui si parlava sopra, e che richiedono un impegno enorme, unito alla creatività utile alla nascita di nuove soluzioni di gestione di rifiuti.

Ecco alcuni modi.

Usare il calcestruzzo recuperato da rifiuti di demolizione

Le NTC, ovvero le Norme Tecniche per le Costruzioni vogliono il riutilizzo di rifiuti edili da demolizione come inserti e componenti del calcestruzzo. In questo modo possono essere riutilizzati il vetro, il mattone frantumato, le rocce di scarto e del vecchio calcestruzzo.

Sempre le NTC fissano la percentuale massima di componente riciclato da usare nel cemento, in base ovviamente alla resistenza che si vuole ottenere. Per le classi di resistenza pari o minori a C45/C55 la percentuale non deve essere superiore al 15%. Altre Nazioni non prevedono limiti percentuali, e quindi concedono maggiore libertà nel riutilizzo di questi materiali edili di scarto.

Sottofondazioni e rilevati stradali nati da scarti da demolizione

I benefici dovuti al riciclo di rifiuti da demolizione in cantiere sono previsti anche per la realizzazione di sottofondazioni e rilevati stradali per cui – propri come abbiamo visto per il calcestruzzo – è possibile usare delle componenti derivate da rifiuti da demolizione.

Riusare il mattone

Sappiamo bene che la Danimarca è molto avanti in questo settore, ovvero nel campo dell’ecologia e dell’edilizia sostenibile. Non stupisce, quindi, che in tale Nazione molto prima che il concetto di riutilizzo dei rifiuti edili fosse visto come problema e si diffondesse, nacque il progetto Rebrick, neologismo che deriva da Brick, termine inglese per indicare il mattone.

Si trattava di un progetto che voleva riutilizzare mattoni di scarto da demolizione che venivano poi automaticamente smistati, puliti e separati al fine di renderli pronti per nuove costruzioni.

Naturalmente questa idea ha avuto molto successo, visto che si è riusciti ad impedire l’emissione nell’aria di 2kg di Anidride Carbonica a mattone.

Italia: lo Juventus Stadium

Anche in Italia abbiamo esempi celebri, tra cui il recentissimo Juventus Stadium sorto a Torino. Un complesso per cui sono stati usati diversi materiali recuperati dalla demolizione del precedente Stadio delle Alpi.

Tra questi materiali sono stati usati 40mila metri cubi di cemento per costruire il sottofondo strutturale, 5mila tonnellate di acciaio, e inoltre 2mila metri quadri di vetro uniti a 300 tonnellate di alluminio. Il risultato? Un risparmio di 2 milioni di euro!