Le città di Norman Foster

Foster è letteralmente un colosso dell’architettura contemporanea: il suo nome compare in molti metropoli del mondo, fondate da zero come visto per quelle soprattutto arabe e asiatiche, oppure riqualificate e riprogettate, come dimostrano gli esempi europei. Vediamone qualcuna più nel dettaglio in questo articolo.

Metropoli a emissioni zero

Non sono poche le metropoli progettate da zero dal celebre architetto e progettista Norman Foster: tra di loro possiamo annoverare le indiane Amaravati, Dharavi e Ireo City, Masdar City negli Emirati Arabi Uniti e la saudita Neom City.

A questo elenco si possono aggiungere anche diverse metropoli europee, ma in questo caso non si parla di progetti cominciati ex novo, bensì di riqualificazioni o sostituzioni di quartieri e zone particolarmente degradate.

Su tutti l’esempio della città tedesca di Duisburg, in Germania: qui nel 1977 Foster e i suoi partner hanno recuperato l’intera area un tempo occupata dal porto fluviale. 16 anni dopo, sempre grazie a lui, viene recuperato anche il centro cittadino, facendo sì che la città divenisse un centro verde, sostenibile e molto dinamico.

Proprio il concetto di sostenibilità è la main feature delle città del futuro (ri)progettate da Foster. Si tratta comunque di una tendenza generale, che si basa sulle ricerche più recenti: le nuove metropoli infatti devono essere fatte di materiali ecologici, e devono essere completamente autosufficienti a livello energetico.

Devono poi avere infrastrutture estremamente efficienti, che riducano il traffico veicolare, anch’esso comunque basato su energie rinnovabili al fine di minimizzare le emissioni. Tali concetti vanno uniti alla tecnologia: è chiaro che le città del futuro devono nascere già come smart city.

Città quindi connesse, e strettamente legate ai cittadini che devono poter essere comodi e sicuri al loro interno, con regole ben precise e riapplicabili in ogni caso e in ogni situazione: parafrasando Leonardo Benevolo – celebre architetto italiano – l’architettura  deve essere un servizio fornito all’uomo tutto il giorno, tutti i giorni.

Dopo questa premessa, elenchiamo tutte le città progettate interamente da Norman Foster, cui poi dedicheremo dei paragrafi più approfonditi:

  • Amaravati, India (la più recente, dato che è un progetto del 2017 la cui fine è prevista per il 2025).
  • Dharavi, India (2007)
  • Ireo City, una città dentro la città di New Delhi.
  • Masdar City, Emirati Arabi Uniti
  • Neom City, Arabia Saudita (attualmente sospesa, per una politica instabile nel paese).

Amaravati City (India)

Si trova nello stato federale indiano di Andhra Pradesh, ed è il capoluogo del distretto di Guntur. La città, oggi un piccolissimo centro, sorge sulla riva del fiume Krishna che gli consente tanto approvvigionamento d’acqua. Come detto, attualmente il centro è piccolo e occupa una superficie di appena 11kmq, che entro il 2025 (quando il progetto sarà interamente realizzato) diventeranno 217.

Con Amaravati, l’India vuole dotarsi di una delle metropoli più sostenibili a livello globale, che rispecchi tutti gli standard della bioedilizia e con trasporti dati da veicoli elettrici, taxi d’acqua e tante biciclette.

Lo studio di Foster per questa città ha firmato il super progetto di realizzazione del complesso istituzionale governativo, che sorgerà in pieno centro occupando 1 km in larghezza e 5,5 in lunghezza, inserendosi in una griglia urbana molto rigida, che ben definisce gli spazi.

Un progetto che prevede una fascia di verde occupante tutta la superficie di intervento, una spina verde ispirata al ben più celebre Central Park di New York City e al quartiere Lutyens di New Delhi, capitale dell’India.

Al suo interno, Foster e il suo team vogliono progettare due complessi edilizi particolarmente strategici, e cioè il palazzo dell’assemblea legislativa e il complesso dell’alta corte.

Il primo sarà realizzato dentro la spina verde, al suo centro esatto. Una decisione che ha un grande significato metaforico: il palazzo, infatti, è simbolo di democrazia e cultura per gli abitanti dello stato federale dove si trova Amaravati.

Questo palazzo segue un progetto che usa i principi severi del Vaastu, ovvero una disciplina vecchia oltre 5000 anni secondo cui le leggi naturali esercitano forte influenza nelle costruzioni umane (capirete, quindi, come mai sia una disciplina adottata soprattutto per la costruzione degli antichi e splendidi templi indiani).

Il complesso dell’alta corte, invece, sorgerà in posizione più decentrata, con una forma di copertura molto particolare che omaggia la tradizione architettonica indiana, ispirandosi alle Stupas (ovvero degli antichi edifici religiosi e celebrativi che si trovano su tutto il territorio dell’India).

Questo evidenzia come tutto il progetto cittadino di Foster si fondi sul richiamo alla tradizione indiana e su elementi molto molto simbolici. Al sud del complesso governativo, a ridosso del fiume, nascerà poi un quartiere sia commerciale sia residenziale dotato addirittura di 13 piazze, una per ogni regione di Andhra Pradesh.

Dharavi City (India)

Attualmente, Dharavi è la più grande baraccopoli asiatica nonché una delle maggiori al mondo, e si trova nei sobborghi di Mumbai (tristemente famosa, appunto, per le sue baraccopoli).

I dati odierni su Dharavi sono davvero allucinanti: c’è un bagno ogni 1400 persone, e non esistono spazi pubblici. I bambini e i ragazzi devono quindi giocare o nei cimiteri o sui binari dei treni.

Lo studio di Foster ha quindi deciso di intervenire per migliorare notevolmente la vita degli abitanti di Dharavi, stipulando un progetto che occupa circa 6kmq. Una soluzione che non è definibile nemmeno come riqualifica, ma proprio come riassesto totale urbano e socio-culturale.

La riconnessione di Dharavi alla città di Mumbai (o Bombay se preferite) vede trasformare una delle periferie più degradate al mondo e da sempre vista come impiccio allo sviluppo della metropoli, in un punto fondamentale per la metropoli stessa e per il suo svoluppo.

Due i tipi di edilizia scelti da Foster come modelli predominanti: il primo è rado, e prevede edifici di pochi piani; il secondo è l’esatto opposto, e vede la realizzazione di edifici molto alti, dei grattacieli residenziali.

Anche qui, comunque, si sceglie di mantenere il legame con la tradizione locale, e per questo la prima tipologia sopra indicata è quella predominante in quanto mantiene il legame con le caratteristiche principali delle abitazioni indiane.

In particolare, gli edifici vengono realizzati a due piani, e quindi sono adatti non solo per abitazioni ma anche per attività commerciali o di piccola industria. Il tutto all’insegna di un’elevata qualità e questo vuol dire un bagno per abitante (o nucleo familiare), e la presenza di acqua corrente in ogni abitazione. Nonché un piccolo terreno per ogni residente.

Come detto, quindi, i grattacieli sono limitati per ridurre l’occupazione del suolo e aumentare gli spazi pubblici. In aumento quindi sono le strade che sono divenute un vero luogo urbano, fatto di percorsi pedonali e ciclabili evidenti e definiti, e attorniati da trasporti pubblici finalmente funzionanti.

Le strade non sono costruite a caso, ma secondo un attento studio dei venti tipici e prevalenti della zona: in particolare i tagli diagonali permettono alla corrente di rinfrescare gli edifici e gli spazi pubblici, consentendo un maggiore benessere.

Ireo City (India)

Anche Ireo è una periferia indiana, questa volta della capitale Nuova Delhi. Qua però il dialogo cercato da Foster non è quello con il centro, già piuttosto sviluppato, ma tra il paesaggio naturale e quello antropico.

Un progetto che quindi prevede abitazioni di lusso, negozi, ristoranti, sevizi, parchi, hotel in chiave sostenibile, nel rispetto del clima e dell’ambiente. Insomma, gli edifici di questa città dentro della città sono pensati per massimizzare la vista sugli spazi verdi, non importa se sul parco adiacente o sul paesaggio circostante in generale.

La città è fatta con atrii alti 17 metri, tante terrazze coperte, tanti tetti-giardino inseriti anche qui non a caso, ma dopo ben attente scelte progettuali. Per esempio le residenze di lusso realizzate nella parte orientale sono un complesso di 5 torri orientate in modo da avere sempre la miglior vista possibile, in ogni lato.

Inoltre, il complesso ben caratterizza lo skyline perché le torri sono collegate tra loro tra gallerie, che si vedono anche da lontano offrendo uno spettacolo molto affascinante.

Masdar City (Emirati Arabi Uniti)

Fortemente voluta dal governo degli Emirati, Masdar City ha lo scopo di promuovere lo sviluppo di energie sostenibili e tecnologie a impatto zero come a dire: “c’è una vita oltre il petrolio!”.

Il progetto della città è del 2007, e la costruzione dei primi immobili è partita nel 2010. Un progetto che vede la città suddivisa in due diversi settori, collegati da un grande parco. Inoltre, il progetto è realizzato in previsione di un aumento degli abitanti e delle dimensioni cittadine, senza però rinunciare al concetto di sostenibilità e quindi evitando una crescita disordinata e incontrollata, la stessa he ha connotato le città nella storia e che ancora le caratterizza.