Recuperare l’acqua piovana è fondamentale

La coscienza sull’acqua come risorsa che non deve essere sprecata si è perfezionata ed è maggiormente diffusa tra le persone negli ultimi anni, ma ancora non basta. Le tecniche ecologiche devono aumentare e devono essere migliorate, in modo da avere una riduzione degli sprechi e una ottimizzazione della distribuzione della risorsa. Raccogliere l’acqua piovana è una tecnica antichissima, ma mai più che ora così moderna ed efficiente.

Una storia lunga millenni

Nella storia dell’uomo, l’acqua ha sempre significato un elemento importante. Pensandoci bene, tutte le maggiori città sorgevano lungo i fiumi e addirittura le prime civiltà si sono sviluppate in terre rese fertili e produttive proprio dalla presenza di corsi d’acqua importanti. Nell’odierno Iraq, per esempio, si trova la famosa regione della Mesopotamia, una regione del Medio Oriente che si trova “racchiusa” tra due grossi fiumi, il Tigri e l’Eufrate (Mesopotamia vuol dire proprio “terra di mezzo”). In questa regione sorsero i popoli dei Sumeri e dei Babilonesi, tra i più affascinanti della storia e cui si devono le prime città e le prime invenzioni di spessore dell’umanità, come la ruota.>

Spostandoci un po’ più a Ovest, e giungendo nel Mediterraneo Orientale, vediamo le rovine di un’altra grande civiltà del passato: gli Egizi. La loro società si sviluppò lungo il fiume Nilo, ancora oggi il corso d’acqua dolce più lungo del mondo, che grazie alle sue esondazioni creava un terreno particolare, detto limo, molto fertile e facile da coltivare e proprio grazia all’attività del fiume e alla perspicacia e intelligenza di sovrani e contadini, quella degli Egizi fu per più di duemila anni una vera e propria potenza, una terra ricca e piena d’arte.

Come avrete capito, quindi, l’acqua è fondamentale e non a caso viene definita l’Oro Bianco, che gli esseri umani cercano sempre di conservare perché è utile a dissetarsi, a lavarsi, a fare da mangiare, a costruire, a creare opere artistiche e ad una lunga serie di altre attività. È normale che si siano sviluppati numerosi metodi di raccolta, come quello di molti popoli sempre antichi come i Greci e i Romani. Loro, che vivevano a differenza di Egizi e Mesopotamici in regioni più a nord, più temperate e più piovose, svilupparono nelle loro abitazioni degli efficienti sistemi di raccolta dell’acqua piovana, per loro utile e preziosa (specie in Grecia, dove i corsi d’acqua erano e sono pochi e piccoli).

Quello del recupero dell’acqua scesa con la pioggia è sì una tecnica molto antica, ma recentemente è tornata molto in voga, perché ci si è accorti di quanto sia efficace e intelligente alle nostre latitudini. E visto che siamo in un periodo in cui si cerca disperatamente e velocemente di rimediare agli errori, ai soprusi e agli sprechi del passato, non è così strano che si abbia nuovamente spostato l’attenzione su qualcosa fino a non molto tempo fa definito obsoleto.

In Italia piove, e dovremmo esultare

Visto che, quindi, questa tecnica si è sviluppata anche tra i nostri antenati, andiamo ad analizzare la situazione odierna. Secondo l’ISTAT e il suo rapporto sui consumi d’acqua, c’è una notizia positiva: la tendenza, degli ultimi anni, ad un’ottimizzazione di questa risorsa in quanto è ben più radicata una volontà volta a fermare gli sprechi. Tuttavia, questo non è ancora sufficiente.

Nelle città maggiori d’Italia, i capoluoghi di provincia, ogni giorno si usano fino a 245l d’acqua a persona (fate il calcolo anche solo usando un capoluogo di provincia molto piccolo, come Mantova che conta circa 50.000 abitanti. Scoprirete che no, non è poco). Ciò che emerge è anche che praticamente metà dell’acqua potabile usata ogni giorno nelle abitazioni non è per dissetarsi o per preparare da mangiare, ma per le pulizie, per gli sciacquoni dei wc, per bagnare il giardino o lavare l’automobile. Tutte attività di “secondo piano” e non di prima necessità, cui si potrebbe destinare proprio l’acqua piovana.

Resta con me

Di impianti per la raccolta dell’acqua piovana ce ne sono di due tipi: quello per irrigare e quello destinato alle abitazioni, e in alcuni casi si possono integrare. Queste le componenti:/p>

  • Filtro, che trattiene le particelle solide presenti nella pioggia.
  • Serbatoio – tendenzialmente posto sotto terra – che è proprio il punto di accumulazione dell’Oro Bianco venuto dal cielo e può contenerne dai mille ai diecimila litri secondo necessità.
  • Impianto di aspirazione, che distribuisce l’acqua all’interno della casa tramite la sua rete ed è composto da un filtro d’aspirazione e da una pompa.
  • Sistema di distribuzione, che abbiamo appena citato ed è formato da dei tubi che si occupano di portare l’acqua in tutti i punti predisposti. Devono essere marcati in quanto trasportano dell’acqua non potabile a differenza di quella usata per dissetarsi e preparare da mangiare.
  • Centralina elettronica, che gestisce sensori di livello, pompa, valvole e tutte le componenti di funzionamento dell’impianto.

Punto critico dei sistemi di recupero dell’acqua piovana è il loro dimensionamento, necessariamente effettuato da dei professionisti che per valutare la casa e che tipo di sistema installare, devono prendere in considerazione quanto è piovosa la vostra zona, la superficie di raccoglimento e il suo materiale e quanta acqua necessita quell’edificio in base ai suoi consumi.

Comunque l’impianto di raccolta della pioggia non nasce per sostituire la rete idrica più classica, che deve garantire acqua potabile, ma per avere riserve d’acqua in periodi magari di siccità e per non destinare l’oro bianco potabile ad attività, come l’irrigazione o il lavaggio dell’auto, che possono essere tranquillamente svolte con acqua non potabile.

Ecco che, quindi, ritorna l’importanza di segnalare i tubi dell’acqua piovana, in modo da non contaminare in nessun modo quella potabile. Comunque con dei filtri di carbone o roccia e dei composti chimici è possibile rendere l’acqua piovana potabile, ma non conviene quasi mai: costa tanto e comunque non la renderebbe sempre potabile, a differenza dell’acquedotto sempre sottoposto a rigidi controlli.

Quanto costa?

Il costo di un sistema di raccolta dell’acqua piovana cambia in base alla tipologia scelta. Ciò che impatta notevolmente sui prezzi sono le distanze da coprire, lo scavo, la capienza del serbatoio e la complessità della centralina, la manodopera. Fate sempre diversi preventivi e non solamente uno, così avrete modo di valutare.

Comunque, anche se la spesa può sembrarvi ingente, è anche vero che poi il risparmio del consumo acqueo è del 50% e dura molto, cosicché in una decina d’anni quanto avete speso vi sarà praticamente tornato indietro. Comunque, tendenzialmente i piccoli impianti stanno sui 1000 o 1500 euro mentre quelli dal serbatoio più capiente arrivano anche a 6000€.

Per farvi capire l’importanza del recupero dell’acqua piovana, sappiate che c’è proprio una legge, quella 244/2007, che all’articolo 1, comma 288 prevede che per vedersi concesso il permesso costruttivo non bisogna solo raggiungere una certificazione energetica (come la LEED), ma anche che il progetto preveda caratteristiche dell’immobile volte ad un basso consumo idrico e alla predisposizione al riutilizzo dell’acqua piovana. Insomma, le stesse istituzioni hanno capito che lo spreco non è più sostenibile – né mai lo è stato e non doveva partire. Ma che l’acqua è qualcosa di assolutamente prezioso e necessario, cui non si può e non si deve fare a meno.

Anche il cittadino deve sapersi gestire ed evitare gli sprechi, per esempio installando dei rubinetti a scatti in modo da non indursi ad aprirli completamente; facendo una breve e non lunga doccia, e assolutamente non il bagno; impiegando elettrodomestici moderni che richiedono un minor consumo di acqua.